Ma gli autovelox funzionano o non funzionano? La risposta a questa domanda, in Europa, sta creando una piccola controversia. Il Regno Unito, infatti, è convinto soltanto in parte della bontà di questo sistema per incrementare la sicurezza stradale, tanto che lo scorso anno ha preso la decisione di disattivarne addirittura il 60% di quelli sparsi lungo il territorio statale. In Francia, invece, anche nel corso del 2014 il numero degli autovelox è cresciuto in maniera esponenziale, raggiungendo percentuali eclatanti in alcuni specifici contesti. Ma talmente eclatanti che il numero di sanzioni nelle tratte interessate è aumentato a dismisura, senza che però il numero degli incidenti mortali mostrasse una flessione. Così, è anche nata un’associazione – chiamata «40 milioni di automobilisti» (quelli cioè costretti a pagare le angherie degli autovelox) – che sta portando avanti una campagna per far presente ai politici che il parametro su cui fanno leva gli autovelox è soltanto uno, vale a dire quello della velocità, quando invece ci sono altri decisivi fattori da considerare e su cui sensibilizzare, quale per esempio la distanza di sicurezza. In più, l'associazione non intende soltanto contrastare la diffusione degli autovelox, quanto sottolineare che spesso questo sistema di controlli oscura altri comportamenti da monitorare, quali – innanzi tutto – l’uso del telefono cellulare alla guida.
mercoledì 11 marzo 2015
Ma gli autovelox aiutano la sicurezza? Il Regno Unito li dismette, la Francia li aumenta
Ma gli autovelox funzionano o non funzionano? La risposta a questa domanda, in Europa, sta creando una piccola controversia. Il Regno Unito, infatti, è convinto soltanto in parte della bontà di questo sistema per incrementare la sicurezza stradale, tanto che lo scorso anno ha preso la decisione di disattivarne addirittura il 60% di quelli sparsi lungo il territorio statale. In Francia, invece, anche nel corso del 2014 il numero degli autovelox è cresciuto in maniera esponenziale, raggiungendo percentuali eclatanti in alcuni specifici contesti. Ma talmente eclatanti che il numero di sanzioni nelle tratte interessate è aumentato a dismisura, senza che però il numero degli incidenti mortali mostrasse una flessione. Così, è anche nata un’associazione – chiamata «40 milioni di automobilisti» (quelli cioè costretti a pagare le angherie degli autovelox) – che sta portando avanti una campagna per far presente ai politici che il parametro su cui fanno leva gli autovelox è soltanto uno, vale a dire quello della velocità, quando invece ci sono altri decisivi fattori da considerare e su cui sensibilizzare, quale per esempio la distanza di sicurezza. In più, l'associazione non intende soltanto contrastare la diffusione degli autovelox, quanto sottolineare che spesso questo sistema di controlli oscura altri comportamenti da monitorare, quali – innanzi tutto – l’uso del telefono cellulare alla guida.
martedì 3 marzo 2015
Manutenzione strade: è emergenza buche
Una strada su due non è correttamente manutenuta. È quanto emerge dall’analisi periodica condotta da Siteb - l’Associazione dei costruttori e manutentori delle strade - che raccoglie ed elabora i dati relativi al consumo di asfalto, principale indicatore dello sviluppo dell’industria stradale. Secondo l'associazione nel 2014 sono state impiegate circa 21 milioni di tonnellate di asfalto per costruire e tenere in salute le nostre strade, in costante calo negli ultimi anni dalle 44 milioni di tonnellate utilizzate nel 2006.
Un record negativo che riporta indietro le lancette degli investimenti sul patrimonio stradale (850.000 km di strade principali extraurbane, cittadine, secondarie o private) di quasi 30 anni, quando il parco veicoli circolante che le percorreva era decisamente meno consistente. Secondo la Site, oggigiorno, per tenere in salute le nostre strade occorrerebbe impiegare 40 mln di tonnellate di asfalto ogni anno, quasi il doppio rispetto a quanto utilizzato lo scorso anno.
Inevitabili quindi le conseguenze sulla mobilità di cittadini e merci, che appaiono oggi evidenti e vedono molti manti stradali al collasso cedere dopo i colpi delle violenti piogge e delle nevicate anche a bassa quota di un mese fa. Le arterie più colpite sono le comunali, situazioni di particolare allerta per la circolazione in sicurezza di auto e motocicli sono segnalate a Roma e Milano mentre particolarmente critiche non risultano le autostrade (circa 6.600 km) su cui scorre una parte significativa del traffico merci e passeggeri.
La cattiva manutenzione del manto stradale e delle barriere laterali, oltre alla segnaletica non adeguata sono elementi di pericolo che possono far diventare a rischio d’incidente un determinato punto della strada. Un costante monitoraggio di questi "Black Point" viene effettuato costantemente dalla Fondazione Ania che, all'interno del suo sito internet, ha dedicato pagine per dare la possibilità agli utenti della strada di segnalare i Black Point e verificare se da black diventano white, grazie agli opportuni interventi manutentivi.
sabato 21 febbraio 2015
Stress lavoro correlato
Lo stress lavoro correlato può essere definito come la percezione di squilibrio avvertita dal lavoratore quando le richieste dell’ambiente lavorative eccedono le capacità individuali per fronteggiare tali richieste.
È l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d'aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.
Maslach e Leiter (2000) hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni: deterioramento dell'impegno nei confronti del lavoro, deterioramento delle emozioni originariamente associati al lavoro ed un problema di adattamento tra persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest'ultimo. In tal senso il burnout diventa una sindrome da stress non più esclusiva delle professioni d'aiuto ma probabile in qualsiasi organizzazione di lavoro.
Applicando la precedente definizione ad una situazione lavorativa, l'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (European Agency for Safety and Health at Work) ha adottato la seguente definizione: "lo stress lavoro correlato viene esperito nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo eccedono le capacità dell’individuo nel fronteggiare tali richieste".[1]
L'articolo 3 dell'Accordo Europeo dell'8 ottobre 2004 - così come recepito dall'Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008 - definisce lo stress lavoro correlato come “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro” (art. 3, comma 1).
È l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d'aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.
Maslach e Leiter (2000) hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni: deterioramento dell'impegno nei confronti del lavoro, deterioramento delle emozioni originariamente associati al lavoro ed un problema di adattamento tra persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest'ultimo. In tal senso il burnout diventa una sindrome da stress non più esclusiva delle professioni d'aiuto ma probabile in qualsiasi organizzazione di lavoro.
Applicando la precedente definizione ad una situazione lavorativa, l'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (European Agency for Safety and Health at Work) ha adottato la seguente definizione: "lo stress lavoro correlato viene esperito nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo eccedono le capacità dell’individuo nel fronteggiare tali richieste".[1]
L'articolo 3 dell'Accordo Europeo dell'8 ottobre 2004 - così come recepito dall'Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008 - definisce lo stress lavoro correlato come “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro” (art. 3, comma 1).
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