lunedì 23 marzo 2015

Sicurezza sul lavoro e microclima negli ambienti di lavoro


Gli ambienti di lavoro possono presentare diversi rischi a seconda dei molteplici fattori che vi concorrono. Si pensi all’utilizzo dei macchinari per lo svolgimento quotidiano delle attività, oppure all’esposizione a sostanze potenzialmente nocive o, ancora, a errate posizioni assunte di fronte a un terminale. C’è poi un fattore, il microclima, che è comune più o meno a tutte le realtà lavorative che si svolgono in ambienti chiusi o semichiusi e che l’articolo 180 (Definizioni e campo di applicazione) del Testo Unico della Sicurezza annovera tra gli agenti fisici: Ai fini del presente decreto legislativo per agenti fisici si intendono il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche, di origine artificiale, il microclima e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. È però nell’Allegato IV che troviamo maggiori informazioni sul microclima. Possiamo riassumerli in modo più chiaro, ma certamente non esaustivo, sottolineando alcuni punti chiave che esprimono la necessità per gli ambenti di lavoro di avere: aria salubre all’interno dei luoghi di lavoro; impianti di aerazione funzionanti e periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione e pulizia; temperature adeguate all’organismo. Infine viene dedicato spazio anche alla questione “umidità”, si legge infatti: Nei locali chiusi di lavoro delle aziende industriali nei quali l’aria è soggetta ad inumidirsi notevolmente per ragioni di lavoro, si deve evitare, per quanto è possibile, la formazione della nebbia, mantenendo la temperatura e l’umidità nei limiti compatibili con le esigenze tecniche. Sul datore di lavoro, come noto, ricadono numerosi obblighi la cui inosservanza comporta sanzioni che possono arrivare a essere anche di natura penale. Ma far lavorare i propri dipendenti in un ambiente di lavoro dove il microclima non è adeguato non è solo un problema di inosservanza della legge , è anche una mancata opportunità, quella di rendere la propria Azienda davvero efficiente mettendo i lavoratori in grado di svolgere il loro lavoro nel modo migliore.

mercoledì 11 marzo 2015

Ma gli autovelox aiutano la sicurezza? Il Regno Unito li dismette, la Francia li aumenta


Ma gli autovelox funzionano o non funzionano? La risposta a questa domanda, in Europa, sta creando una piccola controversia. Il Regno Unito, infatti, è convinto soltanto in parte della bontà di questo sistema per incrementare la sicurezza stradale, tanto che lo scorso anno ha preso la decisione di disattivarne addirittura il 60% di quelli sparsi lungo il territorio statale. In Francia, invece, anche nel corso del 2014 il numero degli autovelox è cresciuto in maniera esponenziale, raggiungendo percentuali eclatanti in alcuni specifici contesti. Ma talmente eclatanti che il numero di sanzioni nelle tratte interessate è aumentato a dismisura, senza che però il numero degli incidenti mortali mostrasse una flessione. Così, è anche nata un’associazione – chiamata «40 milioni di automobilisti» (quelli cioè costretti a pagare le angherie degli autovelox) – che sta portando avanti una campagna per far presente ai politici che il parametro su cui fanno leva gli autovelox è soltanto uno, vale a dire quello della velocità, quando invece ci sono altri decisivi fattori da considerare e su cui sensibilizzare, quale per esempio la distanza di sicurezza. In più, l'associazione non intende soltanto contrastare la diffusione degli autovelox, quanto sottolineare che spesso questo sistema di controlli oscura altri comportamenti da monitorare, quali – innanzi tutto – l’uso del telefono cellulare alla guida.

martedì 3 marzo 2015

Manutenzione strade: è emergenza buche


Una strada su due non è correttamente manutenuta. È quanto emerge dall’analisi periodica condotta da Siteb - l’Associazione dei costruttori e manutentori delle strade - che raccoglie ed elabora i dati relativi al consumo di asfalto, principale indicatore dello sviluppo dell’industria stradale. Secondo l'associazione nel 2014 sono state impiegate circa 21 milioni di tonnellate di asfalto per costruire e tenere in salute le nostre strade, in costante calo negli ultimi anni dalle 44 milioni di tonnellate utilizzate nel 2006. Un record negativo che riporta indietro le lancette degli investimenti sul patrimonio stradale (850.000 km di strade principali extraurbane, cittadine, secondarie o private) di quasi 30 anni, quando il parco veicoli circolante che le percorreva era decisamente meno consistente. Secondo la Site, oggigiorno, per tenere in salute le nostre strade occorrerebbe impiegare 40 mln di tonnellate di asfalto ogni anno, quasi il doppio rispetto a quanto utilizzato lo scorso anno. Inevitabili quindi le conseguenze sulla mobilità di cittadini e merci, che appaiono oggi evidenti e vedono molti manti stradali al collasso cedere dopo i colpi delle violenti piogge e delle nevicate anche a bassa quota di un mese fa. Le arterie più colpite sono le comunali, situazioni di particolare allerta per la circolazione in sicurezza di auto e motocicli sono segnalate a Roma e Milano mentre particolarmente critiche non risultano le autostrade (circa 6.600 km) su cui scorre una parte significativa del traffico merci e passeggeri. La cattiva manutenzione del manto stradale e delle barriere laterali, oltre alla segnaletica non adeguata sono elementi di pericolo che possono far diventare a rischio d’incidente un determinato punto della strada. Un costante monitoraggio di questi "Black Point" viene effettuato costantemente dalla Fondazione Ania che, all'interno del suo sito internet, ha dedicato pagine per dare la possibilità agli utenti della strada di segnalare i Black Point e verificare se da black diventano white, grazie agli opportuni interventi manutentivi.