giovedì 30 aprile 2015

Niente patente né assicurazione: camionista e titolare multati


Si moltiplicano gli episodi di guida di autocarri senza patente. Ultimo episodio a Li Punti (Sassari), dove la Polizia Municipale ha sequestrato un mezzo che trasportava materiale ferroso. Gli agenti hanno accertato che il veicolo era sprovvisto di assicurazione e che il conducente non aveva mai conseguito la patente. Il mezzo è stato quindi sequestrato e il guidatore denunciato. Per non farsi mancare nulla, anche il documento di trasporto per i rifiuti ferrosi era stato compilato in modo incompleto e inesatto. Conducente e titolare della ditta dovranno quindi pagare 3.100 euro di sanzione amministrativa per violazione delle norme del codice dell'Ambiente. Ricordiamo che la guida senza patente è sempre stata considerata un illecito penale (art. 116 del Codice della Strada), ma che oggi anche la guida con patente di categoria diversa, ovvero "non corrispondente", è considerata tale. Ad esempio, chi guida un autocarro di oltre 3,5 tonnellate, per cui è richiesta la patente C, ma ha solo la patente B, rischia un'ammenda di 2.257 euro e l'accusa di reato.

lunedì 27 aprile 2015

Quando era meglio fare un viaggio in più: trasporti pazzeschi


Quest’estate un video, da cui è tratto questo fermo immagine, ha fatto il giro del web italiano: in 5 su un motorino (di cui tre bambini), in giro per Napoli. Più un passeggino sul retro. Nel resto del mondo però c’è chi riesce a fare ben di peggio, inventandosi modi assolutamente folli ed esagerati per portare in giro cose e persone. Alla faccia della sicurezza. Ecco una raccolta di foto virali, che superano persino la fantasia dei libri per bambini di Richard Scarry
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venerdì 24 aprile 2015

Quale sarà il futuro dell'Albo dell'autotrasporto? Ecco le risposte di tutte le associazioni di categoria


La riforma dell’Albo dell’Autotrasporto non è ancora completamente compiuta e, a questo punto, rispetto ai tempi indicati dalla legge, andrà fatta in tempi rapidi. Ma quale ruolo e quali impegni dovrà avere questo organismo? Ecco i pareri dei rappresentanti dei principali organi di categoria espressi e raccolti a margine dei convegni organizzati nel corso del Transpotec di Verona. Silvio Faggi, vicepresidente del Comitato Centrale dell'Albo e segretario nazionale Fiap, sottolinea in particolare i tanti impegni che graveranno l’Albo nei prossimi mesi, visto che oltre ai nuovi compiti che la Legge di Stabilità gli ha attribuito, dovrà continuare a svolgere anche una serie di altre attività come quella della formazione e valorizzazione delle imprese, e dedicarsi allo studio di un testo unico delle norme dell'autotrasporto per renderle più vicine alle esigenze degli autotrasportatori. «È necessario che le norme siano un fattore di sviluppo per le imprese e non un intralcio – ha sottolineato Faggi – e su questo l'Albo può giocare un ruolo importante». Gli fa eco il presidente di Anita, Thomas Baumgartner, che dopo aver ribadito la necessità di una semplificazione normativa e di un'uniformità nell'applicazione delle regole, spiega che «l'Albo deve essere aperto a tutte le imprese che vogliono operare. Va bene la concorrenza ma tutti dobbiamo lavorare con le stesse regole». Claudio Donati, segretario nazionale di Assotir, parte invece dal dilagante contesto di illegalità che avviluppa l’autotrasporto, per sottolineare come ci sia «bisogno di un impegno comune – che veda coinvolti le istituzioni e tutti i protagonisti della filiera logistica – per riaffermare un vero e proprio patto di legalità e di volontà riformatrice». Ma secondo Donati c’è anche bisogno di un Governo che assuma la questione del trasporto e della logistica come grande questione nazionale e di Associazioni di categoria che, «riscoprano il superiore valore dell’unità rispetto alla pur legittima riaffermazione della propria identità». «Ove tutto ciò avvenisse – conclude Donati – allora sarà più facile per un Albo dell’autotrasporto che faccia il proprio dovere con serietà, impegno e senza sprechi, tornare a essere, come in un non lontano passato, la vera e proprie “casa dell’autotrasporto” italiano». Analogo concetto ribadisce Amedeo Genedani, presidente di Confartigianato Trasporti, che considera la maggiore coesione tra le Associazioni dell'autotrasporto uno strumento efficace «per poter contrastare quei fenomeni dannosi per il settore, quali il cabotaggio illegale e la concorrenza sleale che genera il dumping». Mentre su quale sarà il ruolo dell’Albo in futuro, Genedani risponde secco: «Tecnicamente l’Albo dovrà essere lo strumento principale a disposizione della committenza per verificare la regolarità delle imprese, contrastando in tal modo il fenomeno dilagante dell’abusivismo. In altre parole, l’Albo dovrà assurgere al ruolo di garante della legalità, ponendosi a sostegno e salvaguardia di quei vettori che operano nel pieno rispetto delle regole». E la stessa parola - «regole» - è ripetuta anche Paolo Uggè, presidente di Fai-Conftrasporto, secondo il quale «l'Albo è lo strumento attraverso cui le associazioni di autotrasporto dovranno organizzarsi con regolarità. Attraverso l'Albo bisogna dare concretezza alle parole regole, sicurezza e competitività». Fuori dal coro – ma a dire il vero, anche lontana dagli incontri (visto che a Verona non si è fatta vedere) – giunge la voce di Cinzia Franchini, presidente nazionale di CNA-Fita. «L’Albo dell’Autotrasporto – scrive in una nota – segna ormai il passo evidente di tempi andati, di logiche superate, di lobbisti logorati, ma soprattutto rappresenta il simbolo più fastidioso di quella burocrazia asfissiante e costosa che frena il Paese e chi, da imprenditore, ha ancora il coraggio di scommettere su un futuro produttivo. Si parla spesso a vanvera di semplificazione e di sburocratizzazione: la Politica cosa aspetta a chiudere l’Albo?».

giovedì 16 aprile 2015

Autisti rumeni in affitto con volantini. Il Ministero: «È illegale, gli autisti hanno tutti gli stessi diritti»



La legge, a dire il vero, lo diceva già chiaramente. Adesso, però, lo ribadisce anche una circolare emanata ieri dalla direzione generale per l’Attività ispettiva del ministero del Lavoro: il trattamento economico e normativo di un lavoratore straniero – compresi quindi un autista – somministrato in Italia da un’agenzia estera deve essere il medesimo, a parità di lavoro, di quello garantito ai suoi colleghi italiani. Ma se la legge già esisteva, quale ragione ha spinto il ministero a emanare questa circolare «confermativa»? La risposta si trova in una denuncia presentata dalla CGIL di Modena rispetto a un volantino di un’agenzia di lavoro interinale di Brasov (Romania) con cui venivano pubblicizzati i servizi di autisti rumeni, garantendoli come una medicina contro la crisi, visto che consentono di tagliare i costi di circa il 40%. E a consentire questo risparmio – si dice - sarebbe il ricorso a un contratto di lavoro stipulato secondo le leggi rumene, che quindi evita di versare i contributi INPS e INAIL, e la tredicesima o quattordicesima mensilità prevista dai contratti collettivi italiani ma non da quelli rumeni. In pratica, quindi, l’autista prenderebbe la stessa cifra dei colleghi italiani soltanto rispetto alla paga base. Per la CGIL, invece, siccome il volantino non specifica la nazionalità dell’autista somministrato – che potrebbe essere rumeno, ma anche italiano, come spesso adesso – almeno in questo secondo caso potrebbe configurare il reato di caporalato. Ecco perché la circolare del ministero specifica subito che «gli annunci pubblicitari in questione riportano informazioni in netto contrasto con la disciplina comunitaria e nazionale in materia di distacco transnazionale», per poi sottolineare come «il ricorso a tali ‘servizi’ possa dar luogo a ripercussioni, anche di carattere sanzionatorio, in capo alle imprese utilizzatrici». Di seguito invita poi gli uffici territoriali a «prestare la massima attenzione a tali fenomeni», per poi ricordare la normativa italiana in materia. Per la precisione la legge chiede alle agenzie con sede in altro Stato membro di applicare la norma di riferimento fissata per le agenzie italiane. Tale norma è l'art. 23 del D.Lgs. n. 276/2003 che prevede il diritto del lavoratore interinale «a condizioni di base di lavoro e d’occupazione complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore, a parità di mansioni svolte», insieme con l’applicazione della disciplina in materia di responsabilità solidale per l’adempimento degli obblighi retributivi e previdenziali. Cinzia Franchini, presidente della CNA/Fita (e peraltro imprenditrice proprio del modenese) ha accolto positivamente iniziativa del ministero, ma ha anche denunciato che la realtà quotidiana non è quella descritta dalla circolare, ma quella che «ha contribuito a portare dal 2008 al 2013 ad una contrazione dell’occupazione, per tutta la filiera, di 197.000 posti di lavoro». Ma soprattutto Franchini ribadisce che, a rigor di logica, «se la circolare c’è e la norma pure (da anni) e quanto accade regolarmente con i “contratti rumeni” è illegale, perché i controlli sono così poco frequenti?». Senza controlli, infatti, accusa la presidente di CNA/Fita, il «mercato viene lasciato libero di fare ciò che vuole in barba a tutte le dichiarazioni di intenti» e a tutte le normative. Ecco perché Franchini invita politica e sindacati a un confronto «meno ipocrita e più di sostanza». Anche perché - conclude provocatoriamente -«se tutti siamo d’accordo nel sostenere l’illegalità di certe pratiche non si comprende come mai oggi il fenomeno è assolutamente pervasivo e fuori da ogni controllo».

lunedì 13 aprile 2015

La Russia progetta una mega-strada per collegare Londra a New York via Siberia

Una grande e lunghissima strada in grado di collegare Londra a New York, passando attraverso la Russia, la Siberia o l’Alaska. Non è l’impresa di un qualche folle solitario, ma un progetto infrastrutturale elaborato dalla Russia e concepito – come solo i Russi sanno fare – con modi e toni assolutamente faraonici. Ad annunciarlo peraltro è stato proprio il presidente delle Ferrovie Russe Vladimir Yakunin, definendolo Trans-Eurasian Development Belt (TEPR). Nel corso di una riunione dell’Accademia Russa delle Scienze, il potentissimo Yakunin – amico intimo di Putin e da molti dato come suo possibile successore – ha definito questo corridoio di trasporto in grado di andare dall’Atlantico al Pacifico, un’opera straordinaria, che prevede di realizzare accanto alla nuova rete ferroviaria (parallela in parte alla vecchia Transiberiana), anche una grande strada, condutture per petrolio e gas, impianti per l’energia elettrica e l’acqua, intere città. Insomma, un’infrastruttura costosissima (nell’ordine di migliaia di miliardi, ha detto lo stesso Yakunin), ma in grado contemporaneamente di generare ricchezza. Ma il capo delle Ferrovie Russe ha detto anche qualcosa di più, ha criticato il modello di globalizzazione occidentale, percepito dai più come un ostacolo allo sviluppo economico, scientifico e morale, e gli ha contrapposto un progetto «di interciviltà» come quello del TEPR, in cui immettere tecnologie e attraverso cui integrare aree geografiche diverse. Il pensiero del leader russo va soprattutto alle immense regioni siberiane, che oggi soffrono un fortissimo isolamento e costringe – come ha aggiunto Viktor Sadovnichy, rettore della Università Statale di Mosca – «oltre il 30 per cento dei giovani laureati di talento ad abbandonare questi territori». Insomma, l’idea è quella di fare una via di comunicazione, ma al tempo stesso di sviluppo. E per esprimere ancora più chiaramente questo concetto Yakunin ha detto che il TEPR potrebbe diventare il GOELRO del 21° secolo, facendo riferimento al programma per l’elettrificazione su larga scala della Russia portato avanti prima da Lenin e quindi da Stalin tra il 1920 e il 1935. Il presidente delle Ferrovie Russe non ha fatto menzione, invece, a come sarà attraversato lo Stretto di Bering e di come poi, giunti in Alaska la via di comunicazione si andrà ad agganciare alla rete infrastrutturale nordamericana. Ma una volta realizzato il resto del progetto, in fondo queste potrebbero essere inezie. E d’altra parte che la Russia non scherzi rispetto allo sviluppo del trasporto (soprattutto ferroviario) lo dimostra anche il bando di gara che lo stesso Yakunin ha annunciato per il prossimo 16 aprile finalizzato alla realizzazione di una linea ad alta velocità tra Mosca e Kazan, vale a dire 770 km di binari, che attraverseranno sette regioni russe e taglieranno il tempo di percorrenza tra le due città dalle attuali 13 ore di auto a solo 3,5 ore. Così la grande Russia diventerà sempre più piccola e concentrata.