venerdì 31 ottobre 2014

Sulla responsabilità per l’infortunio occorso a un lavoratore distaccato

Sono state confermate in questa sentenza della Corte di Cassazione le disposizioni in materia di salute e di sicurezza sul lavoro previste dal D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, contenente il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, nel caso di distacco dei lavoratori. Tutti gli obblighi di prevenzione e protezione nel caso di distacco di un lavoratore da una impresa all’altra, ha ribadito la suprema Corte, sono a carico del distaccatario fatta eccezione degli obblighi di formazione e informazione che restano a carico del distaccante. Nel caso particolare sottoposto all’esame della Corte di Cassazione e che riguardava un infortunio occorso ad un lavoratore distaccato presso una vetreria che ha subito delle lesioni per il ribaltamento di alcune vetrate sono stati ritenuti responsabili dell’accaduto sia il datore di lavoro distaccante che il distaccatario per essere venuti entrambi meno ai loro specifici obblighi.

martedì 28 ottobre 2014

Proposta di legge: camera di compensazione per l'autotrasporto per aggirare la stretta creditizia


Dopo aver promosso l’emendamento con cui si richiede per la dimostrazione del requisito dell’onorabilità anche l’informativa antimafia, adesso il vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, Ivan Catalano, presenta un’altra proposta di legge che interessa direttamente l’autotrasporto ed è finalizzata in prima battuta ad aggirare le strette creditizie e di liquidità che colpiscono molte aziende. L’idea di Catalano, formalizzata nella proposta n. 2584, è quella di creare una camera di compensazione. Per la precisione si tratta di uno strumento che consente ai soggetti che vi partecipano (in pratica tutti gli attori della filiera, compresi i concessionari autostradali e altri soggetti con cui l’azienda di autotrasporto può instaurare rapporti di fornitura) di compensare i debiti e i crediti multilateralmente. All’atto pratico le cose funzionano così. Un autotrasportatore (Alpha) può acquistare il carburante da Beta, pagandone solo una parte in moneta liquida. La restante parte si convertirà in un debito di Alpha, iscritto telematicamente sul conto di quest’ultimo. L’autotrasportatore, per quel trasporto o per un altro, verrà pagato dal proprio committente (Gamma), in parte con moneta liquida e in parte tramite un credito. Tale ultimo credito, nel momento stesso in cui verrà registrato telematicamente sul conto di Alpha, andrà in compensazione con il pregresso debito. La compensazione è multilaterale in quanto il debito di Alpha verso Beta viene automaticamente compensato dal credito vantato dallo stesso Alpha nei confronti del soggetto terzo Gamma. L’abbattimento dell’esposizione finanziaria consente così all’impresa di mantenere il proprio livello di produzione di beni o di fornitura di servizi, immunizzandola – in parte – dai rischi legati alla morsa creditizia. Ogni partecipante è tenuto a compensare i propri debiti di compensazione entro la scadenza di un anno dalla data nella quale sono sorti. In più nella proposta di legge ci si interessa anche di promuovere il miglior uso dei sistemi telematici esistenti con la messa a disposizione dei soggetti interessati e la circolazione, in formato aperto, dei dati relativi all’infrastruttura del trasporto merci, ma anche della previsione di nuovi incentivi, concessi secondo logiche opposte a quelle «a pioggia»̀. Al contrario, gli incentivi ipotizzati da Catalano premiano l’acquisto e l’aggiornamento di sistemi telematici satellitari, l’acquisto e l’aggiornamento di sistemi informatici da parte di soggetti aggregati e l’acquisto di unità di carico atte ad essere utilizzate in tutte le modalità disponibili. La proposta di legge è stata presentata alla Camera già prima dell’estate, per la precisione il 30 luglio scorso. Ma ad oggi non è stata ancora assegnata ai lavori di una commissione.
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giovedì 23 ottobre 2014

Autista marchigiano da record: 20 ore di guida, 15 infrazioni, oltre 5.000 euro di sanzione, 96 punti patente persi


A 57 anni non si è più giovanissimi. Ma si è comunque in grado di guidare, in un solo giorno, per una ventina di ore. Questo almeno racconta la vicenda di un autotrasportatore marchigiano fermato dalla polizia municipale di Ravenna. O meglio la racconta il cronotachigrafo del suo camion interrogato dalla stessa polizia. Ma il meglio di sé l’esperto autista l’ha fornito nel collezionare infrazioni: 15 quelle elencate sul verbale, più di 5.000 il numerino a fondo pagina che quantifica la sanzione, 96 i punti da decurtare dalla patente. La polizia municipale, che era riuscita a fermare il 57enne grazie al police controller, ha poi passato la documentazione all’Ufficio provinciale del lavoro affinché appuri eventuali responsabilità dell’azienda di autotrasporto con sede ad Ancona per la quale lavorava il conducente da record. Anche perché quale autista ha interesse a guidare per 20 ore per il sol gusto di guidare? Domanda alla quale ha risposto la polizia stradale di Catanzaro che, esattamente nelle stesse ore, controllava un camionista locale e riscontrava la manomissione del suo cronotachigrafo. Ma in questo caso le sanzioni maggiori toccavano all’azienda, complice – per così dire – del taroccamento dello strumento, ma anche del mancato rispetto degli orari di lavoro del suo dipendente.

martedì 21 ottobre 2014

Costi e benefici di interventi sulla sicurezza lavoro nelle Pmi, relazione Eu-Osha

BILBAO – Pubblicata da Eu Osha The business case for safety and health: Cost–benefit analyses of interventions in small and medium-sized enterprises, relazione che esamina gli aspetti economici della sicurezza e salute sul lavoro (Ssl) nelle piccole e medie imprese (Pmi). 

 La ricerca si basa su alcuni casi di studio presenti in letteratura e su tredici nuovi casi appositamente sviluppati a partire da un modello condiviso e quindi comparabile. Le piccole e medie imprese costituiscono la spina dorsale dell’economia europea in quanto rappresentano il 67% dell’occupazione. Allo stesso tempo però è nelle aziende di piccole dimensioni che avvengono l’82% degli infortuni sul lavoro. La Ssl nelle Pmi comporta sfide particolari, i lavoratori sono esposti a rischi maggiori e in caso di infortunio l’intera azienda può essere gravemente compromessa. Molti miglioramenti in materia di Ssl possono essere attuati anche a basso costo ma a volte le Pmi hanno problemi ad accedere anche a piccoli finanziamenti, e più difficoltà a riorganizzare il lavoro. La ricerca mostra che se si affrontano le difficoltà e si attuano interventi migliorativi per la gestione della salute e sicurezza in azienda, gli investimenti si ripagano velocemente in termini di ritorno di immagine e responsabilità di impresa, in termini di risparmi sugli indennizzi per la salute e sicurezza dei lavoratori, ma anche spesso in termini di produttività. Undici dei tredici case studies di interventi in materia di Ssl hanno mostrato che nei cinque anni successivi agli interventi stessi l’azienda è rientrata dell’investimento compiuto. A titolo esemplificativo lo studio riporta il caso di una ditta produttrice di cetrioli nei Paesi Bassi che ha messo in atto un considerevole investimento per migliorare le caratteristiche ergonomiche della raccolta. La spesa è sta ammortizzata in poco meno di quattro anni, i congedi per malattia causata da patologie muscolo scheletriche legate al lavoro si sono ridotti del 20%, la raccolta è diventata più efficiente per il 15%, l’immagazzinamento del 5%, la qualità del prodotto è migliorata in quanto meno cetrioli sono stati danneggiati durante la lavorazione. Un secondo caso di studio ha mostrato al contempo l’importanza della partecipazione dei lavoratori nell’analisi dei problemi e nell’individuazione delle soluzioni. Grazie a un intervento sui sistemi di ventilazione deciso insieme ai lavoratori, una fabbrica di mobili in Lituania, ha registrato un risparmio di 450,64 euro per lavoratore all’anno e ha ripagato l’investimento in soli dodici mesi

giovedì 16 ottobre 2014

I divieti di riposo in cabina in Francia e in Belgio spingono gli autisti verso l'Olanda


L’Europa deve darsi regole comune, altrimenti i problemi finiscono per migrare da un posto all’altro senza trovare reale soluzione. E’ questo il senso della presa di posizione del sindacato olandese degli autisti CNV, che ha notato come, da quando in Francia e in Belgio sono state elevate le sanzioni per i conducenti che trascorrono il riposo settimanale a bordo del camion, sempre più trasportatori oltrepassano il confine olandese per parcheggiare lungo strade pubbliche e attendere di consumare il tempo che la legge destina al riposo. D’altra parte in Francia rischiano fino a 30.000 euro oltre a un anno di arresto, in Belgio 1.800 euro, mentre in Olanda, almeno in alcuni comuni, la sanzione massima che viene applicata non va oltre a 200 euro. Il sindacato olandese dice di non essere contrario di per sé a inasprire le sanzioni per adeguarle ai livelli francesi o belgi, ma si rende anche conto che, così facendo, si finirebbe per far spostare questi autisti in cerca di riposo in altri Stati in cui le sanzioni sono più blande. Anche perché il fenomeno esiste ed è diffuso. Il sindacato parla in particolare di tutti quegli autisti bulgari, rumeni o polacchi che a volte trascorrono anche più di tre mesi lontano da casa e che quindi vivono anche in condizioni difficili, sia dal punto di vista delle relazioni affettive, sia per quanto riguarda le loro condizioni psico-fisiche, ovviamente provate dal vivere sempre e soltanto all’interno della cabina. E se così è anche le loro prestazioni professionali vengano minate e di conseguenza il livello della sicurezza stradale. Ecco perché l’unica soluzione secondo il sindacato olandese è di prevedere una normativa comune a livello comunitario. D’altra parte se la normativa sull’orario di guida e di riposo è europea e il divieto di consumare il riposo settimanale in cabina è sempre contenuto in una normativa europea, non si capisce perché le sanzioni con cui punire chi infrange tale divieto deve essere decise in maniera autonoma e soprattutto diversa dai singoli paesi.
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martedì 14 ottobre 2014

Sorpresa: le norme sul cabotaggio cancellate dallo Sblocca Italia rispuntano in Parlamento


C’è una trattativa lenta, strisciante, ma comunque non del tutto statica tra governo e associazioni dell’autotrasporto. Segno che qualcosa si muove. Che sia poco o tanto non è dato saperlo, ma comunque si muove. Un esempio eclatante è relativo alla modalità con cui viene emendato il decreto Sblocca Italia, vale a dire reintroducendo quella parte del «defunto» pacchetto 11, tutto dedicato all'autotrasporto e stralciato dopo l'approvazione del decreto stesso da parte del Consiglio dei ministri. Ebbene, la stessa relatrice del provvedimento, vale a dire la parlamentare del PD Chiara Braga, ha presentato una serie di modifiche, tra cui quella che riguarda l’introduzione di un inedito articolo 32 bis, interamente assorbito da commi di interesse per l’autotrasporto. Più precisamente contiene sia la norma sull’inversione dell’onere della prova in materia di cabotaggio, sia quella che consente il ricorso al credito di imposta per consentire alle imprese di autotrasporto di recuperare in tempi brevi le risorse per gli investimenti, sia quelle destinate a migliorare il funzionamento dell'Albo degli autotrasportatori. Certo, si tratta di emendamenti, di cambiamenti (per non dire di ripensamenti) del testo iniziale del decreto, che adesso deve effettuare il suo passaggio in aula per essere convertito in legge. Anzi, per essere precisi l'esame da parte della Camera dei Deputati è fissato per il prossimo lunedì 20 ottobre alle ore 16. Vedremo come andrà a finire.

giovedì 9 ottobre 2014

Corte UE: «Niente accisa per il gasolio trasportato in serbatoi supplementari»


Vi ricordate la scottante questione dei trasportatori della Valtellina, che si videro recapitare sanzioni molto salate, per un ammontare complessivo di 6 milioni di euro, per aver utilizzato serbatoi supplementari – e quindi non normali – per fare rifornimento nella zona franca di Livigno? Ebbene, oggi potrebbe trovare una soluzione positiva in virtù di una decisione – in questo caso benevola – della Corte di Giustizia europea. Con una sentenza dello scorso 11 settembre, infatti, la Corte UE ha stabilito che è illegittima la richiesta di pagamento dell’accisa sul gasolio acquistato all’estero e stoccato in serbatoi supplementari dei camion. Nel caso di specie, che vedeva contrapposta la Dogana tedesca di Munster, che contestava a un’azienda di trasporti – la Holger Forstmann Trasporte – il pagamento delle accise per il gasolio acquistato in Olanda e trasportato in serbatoi supplementari. Il trasportatore aveva di fatto raddoppiato la dotazione di fabbrica del veicolo, pari a 780 litri, per portarla a 1560 litri, grazie all'intervento di un carrozziere locale. Ma in ogni caso questa maggiorazione dei serbatoi consentiva soltanto di sfruttare l’opportunità di pagare meno il gasolio, acquistandolo in Olanda, per poi usarlo per la trazione del veicolo. Invece, nel luglio 2012 la Dogana chiede 500 euro di accisa per il gasolio trasportato nel serbatoio supplementare e altrettanti per quello trasportato nel serbatoio principale, visto che era stato rimosso dalla sua posizione originaria per essere fissato in altro punto sul telaio. E a quel punto, secondo la Dogana, smetteva di essere «normale». Ma la Corte di Giustizia ha smentito la Dogana basandosi su una direttiva del 2003/96 secondo cui il serbatoio «normale» è in ogni caso quello che serve per la trazione del veicolo, a prescindere se sia originale di fabbrica o aggiunto successivamente. E di conseguenza nel caso in questione, come nel caso dei trasportatori valtellinesi, non c’è nessuna accisa da pagare.
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martedì 7 ottobre 2014

Ministero dei Trasporti: ecco i risparmi di Lupi


La Settimana prossima il governo metterà nero su bianco le voci dei capitoli di spesa che intende tagliare. L’obiettivo è pari al 3% del bilancio di ciascun ministero. «Per quanto riguarda il ministero delle Infrastrutture e Trasporti – ha dichiarato il ministro Lupi al TG1 – certamente non risparmieremo sulle risorse destinate agli investimenti, alle opere pubbliche e infrastrutturali. Stiamo lavorando per poter risparmiare grazie a una più efficace riorganizzazione. Un esempio per tutti è la riduzione delle tante autorità portuali che ci sono e che saranno accorpate o alla razionalizzazione delle aziende di trasporto pubblico locale».
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