lunedì 26 maggio 2014

Contratti rumeni per autisti italiani: a Padova sono già un migliaio

19 maggio 2014

" "se in Francia non scherzano(Link) in Italia addirittura ti aiutano a fregarli"

piccola guida su come evadono le tasse in Italia........

Il giochino è fin troppo facile. Esistono agenzia di lavoro interinale rumene, alle quali in Europa si possono rivolgere qualsiasi impresa. Comprese quelle di autotrasporto italiane, alla disperata ricerca di contenere i costi e competere con quelle imprese estere (o esterovestite, vale a dire italiane di nascita e poi delocalizzate) che godono di costi inferiori. Il vantaggio è importante: rispetto a un autista inquadrato con contratto italiano, che mediamente si mette in tasca alla fine del mese 1700-1900 euro, un autista assunto con contratto rumeno tramite l’agenzia interinale, si ferma a circa 1200-1400 euro. Ma chi ci perde veramente in questo giochino è lo Stato perché su ogni singolo autista in Romania si accontentano di 300 euro, quando in Italia ce ne vogliono 1200. Attenzione, però, perché questi soldi sono di tutti. Anzi per buona parte vanno a finanziare l’Inps e quindi le pensioni degli italiani. Certo, se il fenomeno fosse contenuto a poche decine di unità, sarebbe poco male. Ma se coinvolgesse migliaia e migliaia di persone? A Padova, cittadina di una regione di frontiera come il Veneto, la locale Filt-CGIL ha stimato che già oggi ci sono almeno un migliaio di autisti italiani assunti con contratto rumeno. Come a dire che soltanto a Padova lo Stato vede «bruciare» circa un milione di euro. Ma anche la locale CNA-Fita, per bocca del segretario Walter Basso, si sta spendendo per arginare il fenomeno e per modificare l’impianto normativo che lo consente. Secondo quanto riferito da Basso al Mattino, di solito «sono le grandi aziende a utilizzare le assunzioni con contratto rumeno. Al limite è coinvolta anche qualche piccola azienda, ma solo quella che è arrivata alla canna del gas». Basso ha anche riferito, però, che ci sono molti lavoratori che intraprendono azioni legali per denunciare l’illegittimità del loro inquadramento e «le vertenze che sono arrivate in aula hanno trovato quasi sempre, da parte dei giudici risposte favorevoli ai ricorsi dei lavoratori». Ecco perché, conclude Basso, «ai nostri associati sconsigliamo questo tipo di assunzione».
fonte: Link

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